Fuoco amico su Fabrizio Borgio


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L’occasione:

Fabrizio Borgio è in libreria con un “enogiallo” in cui c’è il debutto dell’investigatore privato Giorgio Martinengo. Essendo noi di Torinoir degli appassionati sia di vino che, ovviamente, di gialli non ci siamo fatti sfuggire l’occasione per porre qualche domanda al nostro collega.

La storia

Giorgio Martinengo è un investigatore privato. Vive in collina, vicino a Castagnole delle Lanze, tra Langhe e Monferrato. Una sera incontra, per lavoro, Elena Rondissone la figlia di Giuseppe Rondissone, titolare di una facoltosa azienda vinicola. L’uomo è scomparso senza lasciare tracce apparenti da diverso tempo e quasi contemporaneamente alla sua sparizione, dall’esposizione del Consorzio del quale la sua azienda faceva parte, è stata trafugata una pregevole bottiglia di Barbera superiore. La donna incarica Martinengo di ritrovare la preziosa bottiglia. Il caso assume presto toni drammatici quando, durante un sopralluogo presso il Consorzio, un tecnico che sta rilevando le impronte digitali, urta un’altra bottiglia dell’esposizione, rompendola. Da quel momento, inizia la prima, complessa, indagine di Giorgio Martinengo, investigatore dalla cultura sterminata, un formidabile bagaglio di esperienze in tutti i campi e un amore spirituale verso i vini della sua terra. Tra le nuove frontiere del vino, la globalizzazione, rischi di sofisticazioni e intrecci internazionali, l’investigatore, dovrà misurarsi con un assassino che usa i vini piemontesi come simboli di una sua oscura vendetta.

L’autore

Fabrizio Borgio nasce prematuramente nella città di Asti il 18 giugno 1968. Appassionato di cinema e letteratura, affina le sue passioni nell’adolescenza iniziando a scrivere racconti. Trascorre diversi anni nell’Esercito. Congedato, comincia a guadagnarsi da vivere passando da un mestiere all’altro: operaio, tecnico, falegname, cantiniere, giardiniere, meccanico di scena, impiegato. Segue stages di sceneggiatura con personalità del nostro cinema, tra cui Mario Monicelli, Giorgio Arlorio e Suso Cecchi d’Amico. La fantascienza, l’horror, il mistero, il fantastico “tout court”, gialli e noir sono i generi che maggiormente lo coinvolgono e interessano. Riceve un premio partecipando con un racconto breve al concorso letterario “Il nocciolino” di Chivasso. Ha pubblicato Arcane le Colline nel 2006 e La Voce di Pietra nel 2007. Per Fratelli Frilli Editori pubblica nel 2011 Masche e nel 2012 La morte mormora. Vino rosso sangue è il primo noir che vede protagonista l’investigatore privato Giorgio Martinengo.

L’autore

VINO ROSSO SANGUE
di Fabrizio Borgio
Fratelli Frilli Editori
pagg. 164 – Euro 9,90

Il nostro fuoco amico di domande:

1) Giorgio Martinengo, l’investigatore privato protagonista di Vino Rosso Sangue, è un nuovo personaggio. Ci racconti perché dopo i precedenti romanzi che avevano per protagonista Stefano Drago è avvenuto questo cambiamento.

Giorgio Martinengo è il figlio di un’esigenza; quella dell’editore di proporre al suo pubblico un personaggio nuovo che raccontasse un certo Piemonte anche senza l’elemento soprannaturale che era tipico delle storie di Stefano Drago. Per me è stata una sfida. Sfida che ho colto cercando un cambio piuttosto drastico sia nelle tematiche che nello stile, passando dall’horror di Drago al giallo/noir di Martinengo. Non nascondo inoltre che l’idea di raccontare storie attraverso la figura iconica dell’investigatore privato mi ha affascinato. Il progetto ora è di mantenere due produzioni letterarie, senza rinunciare a nessuno dei due personaggi.

2)Il vero protagonista del romanzo è il vino e la sua sofisticazione. Ti sei ispirato a fatti di cronaca passati?

Sì. Sono due i fatti che hanno contribuito alla nascita di Vino Rosso Sangue. Uno è stato lo scandalo delle Cantine Asti Nord, una consociazione di cantine e produttori vinicoli che era stata fondata nell’astigiano tra la fine del 1950 e la prima metà degli anni ’60. La Consociazione era nata per esigenze prettamente politiche e doveva servire ad arginare il fiorente nascere delle cantine sociali, fortemente incoraggiate dal PCI piemontese. L’Asti Nord divenne un enorme e ipertrofico giocattolo nelle mani dei capi bastone DC fino al suo crollo, dovuto in gran parte a disordini economici e contabili.

L’altro fatto, certamente più noto è lo Scandalo del vino sofisticato con mortali aggiunte di metanolo, partito da una azienda di Narzole (CN) ed estesosi a tutto il nord ovest d’Italia. Entrambi i casi sono paradigmatici di come anche un mondo secolare come quello del vino, possa essere contaminato da meccanismi d’interesse perversi e privi di scrupoli. Elementi ideali per la costruzione di un noir.

3) Si dice che in vino veritas mentre il giallo è la sede per antonomasia della menzogna. Come si conciliano questi due aspetti?

Vero che il giallo è sede della menzogna ma è altrettanto vero che la ricerca della verità è il fine ultimo. Un vecchio proverbio dice che non c’è uomo più sincero di un ubriaco, forse le verità contenute nel vino, sono uno dei veicoli che permettono la risoluzione del mistero. In questo caso, la veritas del vino è uno strumento indispensabile al protagonista. La dicotomia luce/tenebre, verità/menzogna si specchia così anche nel confronto tra buon vino e vino sofisticato. Il vino diventa allora una metafora dell’umanità.

4)Giorgio Martinengo collabora durante tutto lo svolgimento dei fatti con le forze dell’ordine. Come definiresti questa specie di convivenza investigativa?

Un espediente realistico. L’immagine del detective cane sciolto, che lavora per proprio conto, a volte gareggiando con le istituzioni è errata. Esiste un ordinamento ben preciso che regola le attività di investigazione privata e nella maggior parte dei casi, l’operato delle agenzie è di stretto concerto con le magistrature. Questo rende più agevole il muoversi del protagonista durante la sua complessa indagine oltre a renderne l’operato abbastanza credibile e realistico.

Rocco Ballacchino

 

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