Un libro nel mirino: Lo psicoagente di Andrej Rubanov


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“La depressione è da americani – disse Kirill. – Per loro è una malattia, la curano. Da noi si chiama ansia, angoscia. Un sentimento utile. Pulisce l’anima e tutta la natura dell’individuo. (…)”

Mosca, giorni nostri. Boris e Mila sono una coppia di trentenni il cui benessere economico ha diverse provenienze e dimensioni: lei lavora sodo in un’azienda come contabile creativa che usa Excel per giocare a rimpiattino col fisco federale, lui ha una madre demente che gli ha lasciato un mega appartamento nel centro di Mosca, col cui affitto mantiene l’hobby del culturismo e il suo business posticcio da bambino viziato: truccare e modificare automobili fino renderle tamarrissime per i suoi simili, i giovani moscoviti rampolli di famiglie che si sono arricchite negli anni ’90, nutrendosi della carcassa del comunismo.
I due piccioncini passano il candido e gelido Capodanno in una dacia fuori Mosca, assieme ad amici che Rubanov dipinge con maestria dostoevskijana. Mudvin, idealista spartano che s’accontenta dei pochi rubli dalla palestra in cui insegna il karate ai bambini. Maša, la migliore amica di Mila, eterna edonista mantenuta dai genitori e dagli amanti di turno. E poi Dima, l’ultimo spasimante di Maša. Intellettuale cinico, grasso e prossimo alla cinquantina, arricchitosi anche lui e ritiratosi in una precoce vecchiaia acida e alcolica.
Il primo giorno dell’anno si fa vivo Kirill, ex soldato dell’Armata Rossa congedato dalle patrie galere. Quasi cinquantenne, duro, cinico, è passato a trovare Boris. Si erano conosciuti quando il benestante truccatore d’auto era solo un piccolo moccioso, affascinato dalla rudezza e dai coltelli da guerra del reduce.
Kirill, detto Cactus, è un cannibale d’anime. Forgiato come ghisa nel fuoco e nel gelo di una vita primordiale, si comporta come un carnivoro affamato. Individua la preda – in questo caso il “tenero” Boris, come egli stesso lo chiama a dispetto dei muscoli scolpiti – ne individua i punti deboli, attacca.
Mila, bella, intelligente e dotata di un intuito sconosciuto al pompato fidanzato, ingaggia una lotta di nervi, cervello e sesso con il cannibale Cactus. Vuole proteggere il suo amore. In realtà difende il suo progetto di vita, fino allo scontro finale.
C’è solo un morto ammazzato, alla fine del romanzo. Ma Lo psicoagente di Andrej Rubanov è un noir a tutti gli effetti, uno dei migliori che io abbia letto.
La genialità di Rubanov sta nel far muovere i personaggi come maschere della Russia godereccia e furba d’oggi. Finita l’irregimentazione del socialismo reale, in cui solo alcuni potevano rubare, si scatena un regno animale spietato e privo di regole. I “cannibali” sono dappertutto, una vera e propria specie dominante di cui Kirill non è neppure l’esemplare più temibile. Ma la cinica Russia d’oggi non è altro che una malinconica metafora di tutta l’umanità durante tutta la sua storia: così è stato e così sarà sempre. Il sistema sovietico si rivela una debole gabbia che ha bloccato con fatica per settant’anni gli appetiti degli uomini-belva.
E poi esplode tutta la misera mollezza dei trentenni d’oggi, la loro “tenerezza” che li rende pronti per i denti di quelli come Kirill.
Lingua sciolta e scrittura originale, viva. Si potrebbe dire pulsante.

“Il marzo soleggiato si era ormai consolidato: caldo, addirittura rovente. (…) La neve si stava sciogliendo, dappertutto strillavano gli uccelli, i cortili e le strade si erano trasformati in enormi pozzanghere in cui navigava la spazzatura, le macchine schizzavano acqua nera fino ai primi piani, i cumuli neri di neve erano piazzati lì, e intanto dall’alto la luce del sole si infrangeva onda su onda, picchiava, si scatenava. La primavera stava divorando l’inverno. Uno spettacolo terribile (…)”

Un grande.

Andrej Rubanov, giornalista e scrittore moscovita di culto, ha raggiunto successo di critica e pubblico fin dal suo primo romanzo, Do time, Get Time sulla propria esperienza in carcere. I suoi successivi cinque romanzi vanno dal thriller alla fantascienza. Tradotti in più lingue, sono stati tutti finalisti del National Bestseller Prize.

Luca Rinarellli

Lo Psicoagente
di Andrej Rubanov
Meridiano Zero editore
Collana I Taglienti
Pagg. 326 Euro 18,00

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