Un libro nel mirino: Un conto salato di Pier Luigi Brunori


Metà degli anni ’80. Antonio Nardi ha una piccola bottega di calzolaio nel rione di Porta Sant’Angelo a Perugia. Ex operaio della Perugina, gran tifoso della Juventus e del suo Grifo biancorosso, ex staffetta partigiana iscritto al PCI da una vita. Odia i tedeschi per ricordi bellici e partito preso, oltre che per la finale di coppa dei Campioni che l’Amburgo ha soffiato ai bianconeri con il gol di Felix Magath. Ha però chiamato il figlio Germano e la figlia sta per andare a vivere a Berlino col teutonico fidanzato Gunther.
Un bel giorno Antonio carica a sale il fucile da caccia e ferisce le terga del dirimpettaio barbiere democristiano e di un compagno della sua sezione passato coi socialisti di Craxi. Poi si barrica nella bottega, scatenando un putiferio poliziesco e mediatico. La questura chiede l’aiuto della moglie Adelma per farlo ragionare, distogliendola dall’impegnativo apprendimento della nuova macchina Olivetti e dei relativi programmi di contabilità.
Cosa scatena l’ira funesta di Antonio? Il tradimento politico del compagno? Il fatto che gli fosse stato promesso un “posto in Regione” per la figlia? La partenza della figlia stessa per la Germania? Un generico fissarsi sulle proprie posizioni in una crisi di mezz’età?
Le forze dell’ordine creano una zona rossa attorno alla bottega del calzaiuolo e la sonnolenta Perugia si sveglia. La folla si assiepa ai confini dell’area di sicurezza e alcuni sognano di finire in una non stop televisiva come ai tempi di Vermicino, col sottofondo del suono dei bonghi e dell’afrore di canne che forniscono gentilmente gli universitari della piazza.
Pier Luigi Brunori fotografa il passaggio degli italiani dagli anni ’80 ai ’90 con un sorprendente romanzo che permette di ridere e riflettere sui punti deboli degli esseri umani. Uno scatto che riprende un riquadro particolare: Perugia (neanche tutta, un singolo quartiere), le sue passioni politiche e pallonare. Basti pensare all’equivoca alleanza del PCI con il PSI per il governo delle giunte locali nel centro Italia, mentre a livello nazionale è tutto il contrario (“I nostri alleati in Regione sono i nostri più acerrimi nemici a Roma”).
E in modo concentrico, l’inquadratura si stringe sulla famiglia Nardi con i suoi scontri generazionali, le sue dinamiche di coppia e le sue relazioni col resto del mondo.
I quadri del Partito col loro linguaggio da Comintern nostrano, le citazioni che rendono l’ambientazione temporale viva (il nuovo calcolatore Olivetti e l’importante sfida calcistica tra Perugia e Lecce per andare in Serie A, per esempio), il fatto che per arrendersi alle forze dell’ordine Antonio Nardi chieda di parlare di persona con Berlusconi e Craxi, le relazioni affettive tra Antonio e i suoi familiari: tutta la matassa si srotola poco a poco portando il lettore a gustarsi ogni singola scena.
La scrittura elegante e ironica provoca piacere; i personaggi vivono di una pienezza caratterizzata che non sfocia mai nella maschera: il magistrato, il vicequestore, la segretaria della sezione del PCI innamorata della psicologa, il massone che ha sempre a cuore la pace istituzionale, il socialista che chiama i comunisti “compagni”, ma che vuole avere “le mani libere”, per dirla con Bettino Craxi.
Tante piccole chicche che permettono all’autore di giocare col lettore in un continuo rimpiattino tra realtà e fantasia.
Per citare un film che amo particolarmente, un piccolo e delizioso Goodbye Lenin in salsa umbra.
Da gustare.

Luca Rinarelli

Pier Luigi Brunori ha pubblicato due raccolte di racconti: L’estate foggiana di Perugia, EdiGiò 2008 e Perugia è un luogo comune, Morlacchi 2010. Non pensava di avere la tempra sufficiente per scrivere un romanzo e si sbagliava. Pare che se la prenda se lo si definisce “scrittore locale”.

Titolo: Un conto salato
Autore: Pier Luigi Brunori
Pagg.: 219
Editore: Morlacchi, 2013

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